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scheda di dettaglio parere

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Estremi nota parere
     Protocollo 10015
     Data 05/10/2017
Estremi quesito
     Anno 2017
     trimestre III
Ambito PATRIMONIO
Materia beni pubblici
Oggetto

Disposizione testamentaria in favore del Comune. Adempimento dell’onere apposto al legato.

Massima

Nel caso d'inadempimento dell'onere testamentario, l'autorità giudiziaria può pronunciare la risoluzione della disposizione testamentaria, se la risoluzione è stata prevista dal testatore, o se l'adempimento dell'onere ha costituito il solo motivo determinante della disposizione. Il mancato adempimento deve, inoltre, essere imputabile al legatario inadempiente per dolo o colpa grave, in relazione alla diligenza minima cui è tenuto l'onerato stesso.

Funzionario istruttore BARBARA RIBIS
0432/555408
BARBARA.RIBIS@REGIONE.FVG.IT
Parere espresso da SERVIZIO AFFARI ISTITUZIONALI E LOCALI, POLIZIA LOCALE E SICUREZZA

Testo completo del parere

Il Comune, avendo ricevuto un immobile a titolo di legato testamentario, gravato da un onere, chiede un parere circa le modalità di adempimento dello stesso. Più in particolare, riferisce che, con disposizione testamentaria, pubblicata nell'anno 1948, è stato disposto in suo favore il legato di un immobile gravato dal seguente modus: 'Al Comune di XX lascio il mio stabile sito in XX a condizione che con le rendite analoghe, ricavate detto Comune istituisca una borsa di studio, perpetua, per uno studente disagiato, meritevole, iscritto al primo anno della facoltà di legge presso una Università; frequenti diligentemente i corsi universitari, sino ad ottenere la laurea, entro i termini prefissi dalle analoghe disposizioni universitarie e risieda in Comune XX'.

L'Amministrazione, pur avendo bandito con regolarità i bandi per l'assegnazione di borse di studio rispettose delle condizioni indicate dal testatore, è riuscita ad assegnare nel tempo pochissime di esse tanto che, allo stato attuale, nel bilancio dell'Ente esiste una cospicua somma risultante dall'accumulo delle rendite non assegnate nel corso degli anni pregressi.

Ciò premesso, l'Ente desidera sapere se possa destinare le rendite accumulate per 'riconoscere annualmente dei premi scolastici a studenti meritevoli che frequentino università e scuole di ogni ordine e grado, residenti sul territorio comunale, da erogare con priorità agli studenti di famiglie disagiate' nonché per sostenere 'progetti che siano riconducibili a servizi scolastici in senso lato (a titolo esemplificativo e non esaustivo: ampliamento dei servizi scolastici a domanda individuale, riduzione e/o abbattimento delle tariffe pe le famiglie meno abbienti, etc.)'. In particolare, desidera sapere quali conseguenze potrebbero scaturire da una tale decisione.

In via generale, si ricorda che non è compito degli Uffici regionali esprimersi circa la legittimità o meno degli atti comunali, attesa l'avvenuta abrogazione del regime del controllo sugli atti degli enti locali a far data dalla riforma del titolo V della Costituzione operata dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Di seguito, pertanto, si forniranno una serie di considerazioni giuridiche generali relative agli istituti giuridici afferenti la situazione sopra descritta.

Il legato è una disposizione testamentaria a titolo particolare in base alla quale un soggetto (legatario) succede in uno o più rapporti determinati. Ai sensi dell'articolo 647 c.c. 'Tanto all'istituzione di erede quanto al legato può essere apposto un onere'. Il modus (modo), o onere, viene definito come un peso che il gratificato di una liberalità subisce per volontà dello stesso soggetto che fece l'attribuzione.[1]

Con specifico riferimento all'adempimento/inadempimento dell'onere soccorre il disposto di cui all'articolo 648 c.c. il quale, al primo comma, recita: 'Per l'adempimento dell'onere può agire qualsiasi interessato.'. Il secondo comma dispone, poi, che: 'Nel caso d'inadempimento dell'onere, l'autorità giudiziaria può pronunziare la risoluzione della disposizione testamentaria, se la risoluzione è stata prevista dal testatore, o se l'adempimento dell'onere ha costituito il solo motivo determinante della disposizione'.

In via preliminare, si rileva che solo l'autorità giudiziaria, eventualmente investita della questione con un'apposita azione di adempimento o di risoluzione, può stabilire se la destinazione da parte del Comune delle rendite già maturate per finalità assimilabili (e non coincidenti) a quelle oggetto dell'onere testamentario costituisca o meno attuazione della volontà testamentaria.[2]

A ciò si aggiunga la considerazione che, come risulta dall'analisi del secondo comma dell'articolo 648 c.c., la risoluzione della disposizione testamentaria può essere pronunciata dal giudice se la risoluzione è stata prevista dal testatore (ipotesi non relativa al caso in esame), o se l'adempimento dell'onere ha costituito il solo motivo determinante della disposizione. Circa tale ultima fattispecie la giurisprudenza, benché datata, ha rilevato che: 'Tale risoluzione richiede un congruo apprezzamento delle circostanze in cui l'inadempimento si verifica in relazione alla volontà del testatore, a differenza di quanto avviene per la condizione, il cui verificarsi fa perdere efficacia alla disposizione'[3].

Ancora, è stato affermato che: 'Alla risoluzione della disposizione testamentaria domandata dall'erede nei confronti del legatario (o del coerede) inadempiente all'eventuale modus apposto dal testatore (espressamente qualificata in termini di risoluzione per inadempimento dall'art. 648 c.c.), devono ritenersi applicabili le norme che disciplinano il rimedio previsto, in via generale, dagli art. 1453 ss. c.c. per la mancata esecuzione di obbligazioni, con particolare riferimento sia all'importanza, sia all'imputabilità del fatto oggettivo del mancato adempimento, imputabilità che, trattandosi di prestazione a titolo gratuito, deve configurarsi necessariamente secondo le forme del dolo o della colpa grave, in relazione alla diligenza minima cui è tenuto l'onerato.'.

Da ultimo si consideri, altresì, quanto affermato dalla Cassazione civile nella sentenza del 26 luglio 2005, n. 15599 la quale recita: «In tema di legato modale l'adempimento dell'onere non si configura come condizione sospensiva dell'efficacia della disposizione testamentaria del "de cuius" in favore dell'onerato e la relativa azione di adempimento, come quella di risoluzione del legato, presuppone, come per ogni altra azione, la prova di un concreto interesse all'adempimento o, nell'ipotesi di inadempimento, alla risoluzione della stessa disposizione testamentaria. In ogni caso, l'inadempimento non determina, di per sé, la perdita del legato se non sia richiesta e pronunciata la risoluzione, in presenza degli altri requisiti previsti dall'art. 648 cod. civ».

Le considerazioni che precedono devono, altresì, tenere in debita considerazione il fatto che l'azione di risoluzione/adempimento della disposizione modale è soggetta all'ordinario termine prescrizionale decennale, decorrente dal momento in cui il diritto poteva essere esercitato.[4]

Segue che, in applicazione dei principi sopra espressi, l'eventuale utilizzo, da parte del Comune, delle rendite pregresse, maturate nell'ultimo decennio, per finalità solo assimilabili a quelle oggetto dell'onere testamentario potrebbe, in linea teorica, legittimare la richiesta, da parte dei soggetti a ciò legittimati,[5] di risoluzione della disposizione testamentaria in riferimento.

Tuttavia, nel ribadire che solo un giudice concretamente investito della questione potrebbe valutare la sussistenza o meno di tutti i requisiti richiesti dalla normativa in essere per un'eventuale pronuncia di risoluzione, ad avviso di chi scrive non sembrerebbero ricorrere, con riferimento alla fattispecie descritta, i presupposti legittimanti la dichiarazione di risoluzione della disposizione testamentaria. In particolare, ciò che pare mancare è l'imputabilità dell'inadempimento al Comune per dolo o colpa grave, avendo questi bandito con regolarità le borse di studio nel rispetto della volontà testamentaria. [6]

Quanto, invece, alle rendite relative al periodo antecedente all'ultimo decennio, essendosi ormai prescritta l'azione di risoluzione, le stesse possono considerarsi ormai acquisite al patrimonio comunale senza vincolo di destinazione.





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[1] Così, D. Prosciutto, 'Modus contrattuale', in AltalexPedia, 2016.

[2] Così, a titolo di esempio, si riporta una sentenza della Corte d'Appello di Napoli (dell'8 aprile 2005) la quale ha stabilito che: 'L'onere apposto ad un legato testamentario a favore di una istituzione di assistenza e beneficenza, e consistente nella destinazione di un immobile a nosocomio a beneficio dei poveri preferibilmente residenti in un dato Comune è adempiuto anche se l'immobile in oggetto, venga destinato essenzialmente a gerontocomio, fornendo però comunque una pur minimale assistenza medica a persone anziane, afflitte da malattie croniche'.

[3] Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza dell'8 marzo 1958, n. 795.

[4] In questo senso si è espresso il Tribunale di Bari, sez. II, con la sentenza del 1 giugno 2016 ove si afferma che: 'Il legato modale è un onere testamentario relativamente al quale l'inadempimento dell'onere, ove pur avente rilevanza risolutoria, per volontà del testatore, non determina la risoluzione ope legis della disposizione testamentaria modale, ma costituisce il presupposto per la pronunzia risolutoria del Giudice che ha natura di sentenza costitutiva con efficacia ex nunc. Ne consegue che l'azione volta alla risoluzione della disposizione modale è soggetta all'ordinario termine prescrizionale decennale, decorrente dal momento in cui il diritto poteva essere esercitato.'.

[5] A tale riguardo la giurisprudenza ha affermato che: «In tema di legato modale, l'inadempimento del "modus" ad opera del legatario legittima il beneficiario, al pari dei prossimi congiunti, ancorché eredi, a proporre, oltre all'azione di adempimento, quella di risoluzione, ex art. 648, comma 2, c.c., avendo egli interesse, ove sia anche erede, a conseguire il vantaggio patrimoniale derivante dalla restituzione della "res" e, in ogni caso, a soddisfare le esigenze morali perseguite dal "de cuius", rimaste irrealizzate a causa dell'inadempimento dell'onerato.» (Cassazione civile, sez. II, sentenza del 7 marzo 2016, n. 4444).

[6] Per completezza espositiva, si osserva che nel caso, astrattamente ipotizzabile, in cui fosse esperita vittoriosamente un'azione di risoluzione della disposizione testamentaria il Comune perderebbe la proprietà dell'immobile ricevuto con conseguente danno erariale connesso ad una tale perdita.

  R.D. 16.03.1942, n. 262, art. 648.
Per avere copia o maggiori informazioni scrivere a:
consulenza.aall@regione.fvg.it
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